
NON È SOLO UNA QUESTIONE DI HASHTAG: COSA CAMBIA DAVVERO CON IL CODICE AGCOM
Se vi occupate di influencer marketing, il 2026 non è solo un anno di trend, ma di responsabilità. Il Codice di condotta AGCOM non aggiunge “burocrazia”: cambia il modo in cui progettare e controllare le campagne. Qui trovate quello che noi diciamo ai nostri clienti, in modo diretto e operativo.
Partiamo da una domanda scomoda
Quante volte avete dato per scontato che bastasse scrivere “#adv” in fondo a un post per essere a posto? E quante volte avete pensato che, in fondo, la responsabilità fosse soprattutto del creator?
Il Codice AGCOM mette ordine proprio su questi punti. E per chi gestisce le collaborazioni con i creator la vera notizia è questa: l’influencer marketing non è più una zona grigia.
Il contesto normativo: non nasce tutto oggi
Il Codice AGCOM non arriva dal nulla. In Italia c’erano già regole chiare:
- il Codice del Consumo contro le pratiche scorrette
- gli interventi dell’AGCM su pubblicità occulta e influencer
- la Digital Chart IAP sulla riconoscibilità dei contenuti sponsorizzati
Il problema era l’allineamento con il mondo creator. Il Codice AGCOM serve proprio a chiarire che, soprattutto per gli influencer più rilevanti, la comunicazione ha un impatto paragonabile a quello di un editore.
Oggi questo principio si traduce anche in un passaggio formale: AGCOM ha reso disponibile il web form per l’iscrizione all’elenco degli influencer rilevanti. In altre parole, i creator che rientrano nei criteri definiti dall’Autorità sono chiamati a registrarsi in un apposito elenco pubblico.
Quali sono i criteri stabiliti dall’AGCOM per definire un creator “rilevante”?
a) Dimensione dell’audience
- almeno 500.000 follower su una singola piattaforma
oppure - almeno 1 milione di visualizzazioni medie mensili (considerate su un periodo di riferimento, tipicamente gli ultimi mesi)
b) Attività economica strutturata
L’attività deve essere svolta in modo professionale e continuativo, con finalità economica.
c) Capacità di influenza significativa
AGCOM considera rilevante la capacità del creator di incidere su comportamenti e scelte del pubblico, soprattutto in ambito commerciale. È questo elemento che giustifica l’assimilazione, sotto alcuni profili, a un soggetto editoriale.
Questo nel concreto cosa significa?
Non state più gestendo “solo social”. State gestendo comunicazione commerciale regolata e questo cambia il livello di attenzione richiesto. Su 4 punti in particolare, elencati qui di seguito.
1. Trasparenza: non basta che sia intuibile
Il principio è semplice: se c’è un accordo, deve essere chiaro. Subito. Non basta che il contenuto “faccia capire” che è una collaborazione. Deve essere esplicito. Post, Reel, TikTok, Stories: tutto.
Pensate a un lancio prodotto con codice sconto. Per voi è ovvio che sia un’attivazione commerciale. Per l’utente deve esserlo allo stesso modo, senza dover leggere tra le righe.
Cosa è necessario fare?
- Nel brief per l’influencer è necessario esplicitare come deve essere dichiarata la collaborazione.
- Verificare che la label sia visibile e non nascosta.
- Evitare soluzioni creative ambigue.
La trasparenza non abbassa l’efficacia. La rafforza.
2. Responsabilità: non è solo del creator
Uno dei punti più sottovalutati è questo: la responsabilità è condivisa.
Se un contenuto è ingannevole o poco trasparente, il problema non resta sull’influencer: anche brand e agenzia possono essere coinvolti.
Il nostro consiglio:
- Inserire obblighi chiari nei contratti
- Definire linee guida condivise con creator e agenzia
- Prevedere momenti di revisione, soprattutto su temi sensibili
La compliance è governance, non un dettaglio amministrativo.
3. Controlli e rischio reputazionale: la parte che conta davvero
Sì, esistono segnalazioni e possibili sanzioni. Ma il punto che ripetiamo sempre ai clienti è un altro: il rischio più grande è reputazionale. Un contenuto percepito come pubblicità occulta può intaccare la fiducia costruita in anni. E oggi la fiducia è il vero asset.
Cosa fare concretamente?
- Prevenire, non correggere a posteriori
- Formare il team marketing su questi temi
- Lavorare con partner che conoscono il quadro normativo
Non per paura delle multe, ma per proteggere il brand.
4. Compliance come vantaggio competitivo
Lavorare in modo conforme non significa rallentare. Significa fare meglio.
Le best practice che suggeriamo sempre:
- integrare la compliance già in fase strategica
- costruire brief semplici e non ambigui
- preferire relazioni continuative con creator affidabili
- monitorare anche dopo la pubblicazione
Quando le regole sono chiare, il progetto è più solido. E spesso anche più efficace.
In sintesi
Il Codice AGCOM non è un ostacolo. È un segnale di maturità del mercato.
I rischi?
- poca trasparenza
- responsabilità gestite in modo superficiale
- assenza di processi chiari
Le opportunità?
- maggiore fiducia
- progetti più professionali
- strategie più sostenibili nel tempo
Se vi occupate di influencer marketing, questo è il momento giusto per fare un check su come state lavorando. E, se serve, confrontarvi con il vostro ufficio legale o consulente per adattare queste indicazioni al vostro contesto specifico.
Fonti consultate
AGCOM, Codice di condotta per l’influencer marketing, 2024–2025
Codice del Consumo, pratiche commerciali scorrette
AGCM, interventi e indicazioni su pubblicità occulta e influencer marketing
IAP, Digital Chart e regolamento sulla comunicazione commerciale digitale