
INTARGET GUARDA AL FUTURO DELLA CONSULENZA TRA TECNOLOGIA, PERSONE E VALORE
La pubblicazione della Relazione di Impatto 2025 rappresenta per Intarget un’occasione per riflettere sul ruolo che la consulenza è chiamata a svolgere in una fase di profonda trasformazione. Innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, sviluppo delle competenze e responsabilità d’impresa sono oggi elementi sempre più intrecciati nel modo in cui le aziende creano valore.
Ne abbiamo parlato con Nicola Tanzini, CEO & Founder di Intarget, approfondendo l’evoluzione del ruolo delle imprese, il rapporto tra intelligenza artificiale e competenze umane e il valore della consulenza in uno scenario in cui dati e tecnologia stanno ridefinendo il business.
La Relazione di Impatto racconta un percorso che va ben oltre gli obblighi previsti per una Società Benefit. Che significato ha per Intarget questo documento?
Più che un documento di rendicontazione, la Relazione rappresenta un momento di verifica. Ci permette di capire se le scelte che prendiamo ogni giorno sono coerenti con il modello di impresa che vogliamo costruire.
Negli ultimi anni abbiamo investito nell’evoluzione della nostra offerta, nell’intelligenza artificiale, nell’espansione internazionale e nello sviluppo di nuove competenze. Sarebbe però riduttivo leggere questo percorso soltanto attraverso i risultati economici o l’introduzione di nuove tecnologie.
Per noi innovazione significa costruire un’organizzazione capace di creare valore per i clienti, crescere insieme alle proprie persone e contribuire allo sviluppo del contesto in cui opera. La Relazione di Impatto serve proprio a misurare questa coerenza.
L’intelligenza artificiale attraversa gran parte della Relazione, ma accanto all’AI ricorre spesso anche il concetto di Human in the Loop. Perché attribuite tanta importanza a questo principio?
Osservando quello che sta accadendo nelle aziende, ho l’impressione che il dibattito sia ancora molto concentrato sugli strumenti. È naturale che sia così: l’evoluzione dell’AI è rapidissima e ogni settimana emergono nuove applicazioni.
La tecnologia sta già cambiando il modo di lavorare, rendendo più efficienti molte attività e aumentando la capacità di elaborare informazioni. Allo stesso tempo, le decisioni che hanno un impatto sul business continuano a richiedere esperienza, conoscenza del mercato e capacità di interpretare il contesto.
Quando parliamo di Human in the Loop ci riferiamo proprio a questo. L’intelligenza artificiale può ampliare le capacità delle persone, ma il valore nasce dal modo in cui quelle informazioni vengono lette, messe in relazione e trasformate in decisioni. È una visione che riguarda il modello organizzativo prima ancora della tecnologia e che, a mio avviso, definisce anche il ruolo della consulenza: aiutare le aziende a prendere decisioni migliori, non semplicemente a lavorare più velocemente.
Molte imprese stanno introducendo strumenti di AI. Intarget ha scelto di investire con la stessa intensità anche nella formazione continua. Perché?
Perché l’adozione della tecnologia, da sola, non produce alcun vantaggio competitivo duraturo.
Ogni innovazione richiede persone in grado di comprenderne le potenzialità, sperimentarla e inserirla all’interno dei processi di lavoro. È per questo che, accanto allo sviluppo del nostro Innovation Hub e degli agenti di Generative AI, abbiamo costruito un percorso di formazione continua che coinvolge progressivamente tutta l’organizzazione.
Più che imparare a utilizzare nuovi strumenti, ci interessa sviluppare un approccio diverso ai problemi, nel quale competenze tecniche, capacità critica e conoscenza del business crescano insieme.
Nella Relazione emerge anche una forte attenzione alle persone: formazione, welfare, flessibilità, parità di genere e supporto alla genitorialità. Quanto incidono questi aspetti sulla competitività di una consultancy?
In un’azienda della conoscenza incidono direttamente sulla qualità del lavoro che siamo in grado di offrire ai clienti.
Le competenze si costruiscono nel tempo, così come la capacità di lavorare in squadra e affrontare progetti sempre più complessi. Creare un ambiente in cui le persone possano crescere professionalmente significa rafforzare anche la competitività dell’azienda.
La certificazione per la parità di genere ottenuta quest’anno rappresenta un passaggio importante, ma soprattutto conferma un percorso che avevamo intrapreso da tempo. La cultura aziendale non nasce dalle certificazioni; si consolida attraverso decisioni coerenti, adottate con continuità.
Nella Relazione emerge anche un forte investimento nel rapporto con università e territorio. Perché una consultancy sente questa responsabilità?
Perché nessuna impresa cresce in modo isolato.
Collaboriamo da molti anni con università, master e percorsi di formazione perché crediamo che il dialogo tra impresa e mondo accademico sia uno degli elementi che favoriscono l’innovazione. Da un lato contribuiamo alla crescita di nuove competenze; dall’altro continuiamo a confrontarci con punti di vista, aspettative e linguaggi che stanno cambiando rapidamente.
Per una società di consulenza è un confronto prezioso, perché aiuta a mantenere uno sguardo aperto sull’evoluzione del mercato e dei clienti.
Il marketing sta attraversando una trasformazione profonda. Come cambierà il ruolo delle consultancy?
Le aziende si trovano sempre più spesso ad affrontare decisioni nelle quali marketing, dati, tecnologia e creatività sono strettamente collegati. È difficile immaginare che questa complessità possa essere gestita per compartimenti separati.
Credo che il ruolo di una consultancy sarà sempre più quello di aiutare le imprese a leggere il customer journey nella sua interezza, collegando competenze diverse e traducendo dati, tecnologia e insight in decisioni orientate al business.
L’intelligenza artificiale renderà progressivamente più accessibili molte attività operative. Proprio per questo crescerà il valore della capacità di interpretare gli scenari, definire le priorità e accompagnare i clienti nelle scelte che incidono realmente sulla crescita e sulla marginalità.
Guardando ai prossimi anni, quale pensa sarà la sfida più importante per le imprese?
Penso che la sfida riguarderà soprattutto la capacità di continuare a evolvere.
L’intelligenza artificiale diventerà sempre più diffusa e, con il tempo, sempre meno distintiva. La differenza la faranno le organizzazioni capaci di integrare innovazione, competenze e responsabilità all’interno di una visione coerente di crescita.
Le tecnologie continueranno a cambiare con grande velocità. Le aziende che sapranno interpretare meglio il contesto, valorizzare le persone e prendere decisioni consapevoli saranno quelle che riusciranno a costruire relazioni più solide con clienti, collaboratori e mercato.