27/02/2020  |  Web Listening
Chi sono gli italiani che parlano di Coronavirus sui social?
Chi sono gli italiani che parlano di Coronavirus sui social?

Da un mese a questa parte l’allarme per la diffusione del coronavirus ha monopolizzato il dibattito nazionale, irrompendo prepotentemente nelle discussioni dei salotti televisivi, dei siti d’informazione, della cucina di casa, del bar d’affezione e – inevitabilmente – dei social network. Soprattutto dei social network. In Italia sono stati oltre 2 milioni i contenuti a tema coronavirus condivisi da 108.700 utenti dall’inizio dell’emergenza ad oggi, un numero che neanche la quarantena potrebbe giustificare. Più di un milione e mezzo provengono da Twitter, dato fisiologico perché è da sempre una delle fonti principali per la diffusione di notizie di attualità.

Vale la pena capire, dunque, quale sia il profilo dell’utente medio che diffonde la notizia sui social e come lo faccia, di modo da avere un’idea più chiara circa la reale percezione che gli italiani hanno di questa emergenza sanitaria. Per farlo ci siamo affidati al nostro team di Social Media Analyst  che ha analizzato i dati provenienti da Twitter, Facebook, blog, siti di news online e forum nell’ultimo trimestre, dal 25 novembre 2019 al 26 febbraio 2020.

Gli italiani e il Coronavirus alla prova dei social

Nell’arco di tempo preso in esame si possono identificare due picchi di discussione sul coronavirus sui social italiani. Il primo, più ridotto, è stato fra il 27 Gennaio e i 2 Febbraio, e in questo caso le notizie erano tutto sommato positive. Ha riscontrato grande interesse, ad esempio, il risultato delle scienziate dello Spallanzani che hanno isolato il coronavirus. “In questa fase il virus veniva discusso come un male ‘cinese’, quindi ancora piuttosto lontano”, spiega Giorgia Fumo, Social Media Analyst di Intarget.

Dopo questo momento le notizie hanno iniziato a scemare, finché non si è arrivati al secondo picco, partito intorno al 17 febbraio e che ha raggiunto il suo massimo il 24 dello stesso mese. “Per capire di che variazione parliamo, si pensi che si passa da 15 mila discussioni circa a più di 270 mila contenuti”.

A questo punto è arrivata l’esplosione dei contenuti allarmisti, in particolare per la situazione in Lombardia. Termini come “contagiati”, “situazione”, “emergenza” spiccano, insieme alle discussioni sulle misure adottate dal Governo e dalle Regioni. “I concetti non variano molto in quei giorni, e questo perché la velocità di diffusione delle notizie è verosimilmente superiore rispetto all’effettiva velocità di aggiornamento delle stesse. Quindi, banalmente, si tende a ripetere le stesse notizie mentre se ne attendono di nuove”.

 

Gli italiani parlano più di vittime e meno di prevenzione

Fra i temi affrontati dagli utenti più attivi sui social, si può notare che i decessi sono più discussi della prevenzione e che fra le notizie prevalgono i termini che informano circa l’andamento della situazione, spingendo però i toni allarmisti. La quarantena è la misura in assoluto più commentata, specialmente in riferimento alla Lombardia. “La maggior parte dei post ne parla in toni ‘neutrali’ senza schierarsi, ma si osserva un 30 per cento di post che esprimono un giudizio negativo”.

L’identikit degli italiani che parlano di coronavirus sui social

Gli italiani che parlano del virus sono prevalentemente giovani e uomini. Se si guarda ai loro interessi si scopre che prevalgono le professioni legate alla stampa. Si vedono però anche molti manager (probabilmente perché le misure restrittive hanno un impatto sul business), avvocati, insegnanti e studenti. “Questa morfologia è plausibile, perché rispecchia le principali categorie colpite dalle misure restrittive“. C’è però un dato che colpisce: i professionisti del settore sanitario sono solo all’ottavo posto della classifica dei più attivi sui social quando si parla di “coronavirus”. E il principale influencer è – neanche a dirlo – il dottor Roberto Burioni.

Uomini e donne a confronto: come parlano di coronavirus sui social?

In generale non si notano distinzioni circa la tipologia di notizie diffuse da utenti uomo e utenti donne. Però è interessante osservare un dettaglio. Le donne che hanno ottenuto più Engagement – cioè riscontro da parte degli utenti tramite reazioni e commenti – sono tendenzialmente più inclini a parlare con ammirazione delle misure adottate dalla Cina, dei successi delle ricercatrici, di come il virus dovrebbe far riflettere sulla crudeltà nei confronti degli animali (ricordiamo che il primo contagio è stato identificato come proveniente dai pipistrelli in vendita), del riscaldamento globale e di altre minacce che vengono messe in ombra da questo allarme. Gli uomini invece, più numerosi, tendono a scrivere di più a proposito degli “eventi”, quindi anche dei casi che generalmente fanno più notizia.

Fonti: Tra gli strumenti utilizzati per la rilevazione dei dati si cita Talkwalker