04/03/2020  |  Web Listening
#coronavirus: come ne parlano in Svizzera sui social
#coronavirus: come ne parlano in Svizzera sui social

I canali social sono diventati un’arena di confronto delle opinioni più varie sul tema del Coronavirus. E fra notizie vere e fake news, ovvero bufale clamorose, è interessante osservare come si sono polarizzati i commenti nella Confederazione Elvetica. Ma quali sono i Cantoni in cui si parla di più del fenomeno? E quali sono le lingue o i profili professionali che sono maggiormente attivi in tema di Coronavirus?

Con l’obiettivo di fornire un quadro realistico sui diversi canali d’informazione abbiamo condotto un’attività di web listening sui social focalizzandoci sull’area della Svizzera.
Analizzando le principali piattaforme di informazione e basandoci su dati costantemente aggiornati, è stato possibile restituire una fotografia oggettiva di come si parla sui principali canali svizzeri dell’emergenza sanitaria Coronavirus.

Periodo temporale dell’analisi e fonti sulle quali è stata condotta l’indagine.

Abbiamo considerato i contenuti sul Coronavirus dal 3 dicembre 2019 al 2 marzo 2020 in Svizzera nel suo complesso, focalizzandoci sulle lingue in cui la discussione prevale e confrontando i dati con Italia e Spagna, dove si evincono paragoni interessanti. Le fonti, su cui si è concentrata l’analisi, sono state: Facebook, Twitter, Blog, Forum, Notizie Online e la Stampa. Nel periodo sotto osservazione sono stati rilevati 323.3K post in cui è stato nominato il Coronavirus, che hanno generato 1,8M di engagement, ovvero una reazione qualsiasi tra like, commenti e condivisioni. Va anche detto che il picco delle discussioni è avvenuto a fine febbraio, in concomitanza con le misure restrittive in Italia e il primo caso in Svizzera.

Cantoni in cui se ne parla di più e volume delle conversazioni online in Ticino

Dei 26 Cantoni che compongono la Confederazione Svizzera si possono osservare come quelli di Berna, Ginevra e Zurigo sono i cantoni dove si scrive il maggior numero di post in cui viene menzionato il coronavirus, rispettivamente: 112,2 mila post, 100,4K e 75,8K.
A seguire, troviamo il Cantone Vaud con 12K, il nostro Ticino con 5,6K e Valais con 4,1K. In cima ai temi di discussione si trovano i post che spiegano da dove arriva il virus e le sue caratteristiche, come ad esempio la capacità di contagio o le percentuali, poi seguono i post in merito alla gestione della situazione.

Lingue monitorate

La lingua più utilizzata per la diffusione delle informazioni è indubbiamente l’inglese. Sono, infatti, molto presenti fonti autorevoli e internazionali come il World Health Organization (WHO), attraverso i loro account Facebook e Twitter, che vengono commentati e condivisi. Si osserva che gli utenti elvetici preferiscono condividere informazioni provenienti da fonti accreditate. Al secondo posto troviamo la lingua tedesca, utilizzata per diffondere notizie principalmente attraverso giornali e siti di news online. Le notizie riguardano spesso la gestione della crisi negli altri Paesi. In terza posizione, abbiamo lo spagnolo, che diffonde notizie principalmente tramite l’account Twitter @Finanzas_Time, ma che risulta il profilo più attivo nella diffusione dei contenuti. Va considerato che la comunità in lingua spagnola in Svizzera è molto attiva, e i media spagnoli avevano seguito con grande apprensione il focolaio in Italia (in Spagna si vedono 5 milioni di risultati, mentre per lo stesso periodo in Italia ne sono stati trovati 2,8 milioni). A chiudere la classifica delle lingue più usate si colloca il francese, che segue la linea del tedesco dal punto di vista della qualità e provenienza delle notizie. Infine, l’italiano e con percentuali molto più basse il portoghese, il thai, il turco e il cinese.

Tipologia di comunicazione e differenze rispetto all’Italia

Si predilige senza dubbio un tipo di comunicazione più istituzionale rispetto ad esempio all’Italia. Mentre nella vicina Penisola si trovano con facilità anche i meme e le reazioni divertite, che cercano di sdrammatizzare la situazione, nelle altre lingue questo tipo di reazione è molto meno frequente. L’italiano parlato in Svizzera si concentra sulle misure adottate alla frontiera, e l’attenzione sull’Italia è molto alta. Twitter, come è fisiologico che sia in questi casi, ha una parte molto rilevante nella diffusione delle notizie. I canali che generano maggiore condivisione sono il World Health Organization, @Finanza_Time e @Dr.Tedros, chief del WHO, che aveva annunciato che il livello di rischio epidemico era molto elevato, pur essendoci la possibilità di contenere il virus.

Identikit di chi parla sui diversi canali analizzati del fenomeno Coronavirus

Chi parla del Coronavirus è generalmente giovane e uomo. Prevalgono gli utenti interessati alla salute, al fitness e che amano rimanere aggiornati sulle più recenti news. Gli utenti interessati alla Scienza sono solo al settimo posto, e se andiamo a vedere quanti utenti dichiarano di lavorare nell’ambito della salute si scende al nono. La discussione è guidata da giornalisti e autori (come è plausibile, vista la prevalenza di fonti ufficiali). Ma forte è la presenza di professionisti di alto profilo come Executive Manager, Imprenditori, Consulenti, Ingegneri e di studenti. Il 5% degli utenti divulga notizie positive in merito alla situazione, mentre il 21% è negativo. La maggior parte dei risultati non si schiera apertamente e si limita a riportare i fatti. In Italia la percentuale di negatività è lievemente superiore (27%), mentre in Spagna sale al 32%. Si conferma quindi l’approccio più negativo dei media iberici.

Comportamenti e abitudini

In intarget siamo soliti monitorare attentamente i dati, perché abbiamo la convinzione che solo dalla loro analisi possano essere prese le opportune decisioni strategiche. Crediamo che i dati battano le opinioni e abbiamo deciso di analizzare i social, in questo momento delicato e caotico, per avere un’idea più chiara della reale percezione che le persone hanno in merito all’emergenza sanitaria. D’altronde, i social sono diventati una finestra sul mondo ancora più importante, sia per conoscere gli aggiornamenti del Coronavirus sia per continuare a vivere la propria quotidianità. Stanno cambiando alcune abitudini di consumo come l’acquisto online e la stessa comunicazione offline dei brand si sta spostando maggiormente sui canali digitali. Osserviamo la possibilità di accelerare la diffusione dello smartworking e dell’e-learning. Anche l’informazione dovrà adeguarsi: questo è il momento di rallentare e comunicare con sensibilità e competenza. Tornando alla nostra analisi, si osserva come ci sia una forte attenzione a fonti autorevoli e internazionali come il World Health Organization, la preferenza a una comunicazione più istituzionale e una negatività minore rispetto a Paesi come l’Italia e la Spagna. Questo rassicura, ma è importante dare valore alle fonti primarie delle informazioni, ai professionisti per competenza e fidarci maggiormente delle istituzioni che, in situazioni di crisi come questa, sono i media principali da seguire e rilanciare, evitando inutili e pericolosi passaparola che rischiano solo di alimentare il sensazionalismo e le fake news.

Fonti: Tra gli strumenti utilizzati per la rilevazione dei dati si cita Talkwalker