09/12/2020  |  Azienda
Nasce in:ux la nuova area dedicata al design
Nasce in:ux la nuova area dedicata al design

intarget amplia il suo ecosistema per offrire una più ampia consulenza strategico-operativa ai brand e strutturare la migliore copertura dell’intero consumer journey.
Ne parla a DailyNet il founder e CEO Nicola Tanzini

Istintività ed estro sono sempre state la punta di diamante delle agenzie creative, ma essere creativi oggi risponde a un nuovo paradigma dove idee, dati e tecnologia devono trovare la giusta alchimia per creare esperienze memorabili, rafforzare l’unicità e la riconoscibilità del brand e ottenere risultati
di business concreti e misurabili. Ne è convinta intarget che dopo la nascita di in:tech (area dedicata alla Marketing Tecnology) e in:studios (area focalizzata sulla produzione creativa), annuncia un importante investimento strategico: la nascita di in:ux.

L’ESPANSIONE
Il processo di crescita di intarget ha visto negli anni l’azienda espandersi sia territorialmente (con le sedi di Pisa, Milano, Lugano e Shanghai) sia nei processi, dove da consumer journey agency si è inserita nello studio e nella consulenza per le strategie integrate con un approccio data-driven, investendo in Intelligenza Artificiale, oltre a specializzarsi sulla protezione, valorizzazione e attivazione del dato grazie a nuove soluzioni tecnologiche applicate al marketing. A inizio 2020, dal DNA e dall’esperienza di intarget è nato un
ulteriore sviluppo, reso possibile dal know how di Daniele Farina e Damiano Antonelli, in grado di coprire interamente tutto il percorso comunicativo tramite la realizzazione di contenuti personalizzati e declinati sui diversi media, che ha preso definitivamente forma in in:studios. All’ecosistema di intarget ora si aggiungono le competenze di Jacopo Pasquini, Simone Giomi, Antonio PaoloAndrea Galanti, Irene Vannucci e di altri professionisti che hanno dato vita al team di UX Boutique, realtà di consulenza con un portfolio di progetti di design per Photosì, Macron, Thun, Crai, Sky, Luisa Via Roma, Leroy Merlin e corsi di formazione per brand come Gucci, Pitti Immagine, Suzuki, Lastminute.com

DailyNet ha chiesto lumi al founder e Ceo di intarget, Nicola Tanzini

Come nascono la partnership e la nuova area?
«La nuova collaborazione fa parte di una linea comune che ci caratterizza da vent’anni a questa parte, ossia dal giorno della nostra nascita: il continuare ad aggiungere nuove competenze, implementando la nostra professionalità. Al punto che abbiamo dovuto spesso riorganizzare le nostre attività. Sul
fronte del programmatic, occorre essere dentro ma in modo giusto, nel momento più appropriato. Con il tempo, abbiamo perfezionato il nostro vissuto anche in questo campo, ma il contenuto rimaneva il nostro punto debole. Da qui nasce questo intervento. Il nostro reparto creativo non aveva la competenza esatta riguardo la usability».

Un’unione delle forze dal sapore, quindi, molto creativo…
«UX Boutique è una vera e propria boutique in questo senso. Ci siamo guardati, confrontati ed è nata l’idea di unire due storie che potessero completare l’offerta anche sul fronte del contenuto. Ci auguriamo di uscire dall’esperienza più forti, entrambi. Uniamo i dati, e quindi l’analisi del comportamento dell’utente e il contenuto molto verticale. Siamo convinti che i dati battano le opinioni e crediamo anche che il design sia un elemento fondamentale per raccontare l’unicità dei brand. Dunque, in:ux nasce per rispondere ancor meglio alle esigenze delle aziende e offrire prodotti su misura. I brand mettono in connessione un business con le persone, permettendo di soddisfare i bisogni e risolvere i problemi. Le realtà che performano meglio sono quelle che riescono a valorizzare la loro unicità in tutti i punti di contatto, attraverso i quali stabiliscono relazioni con i destinatari».

Cosa portate voi a UX Boutique?
«La loro è una realtà molto indipendente. Potranno proseguire il loro percorso imprenditoriale e grazie all’ingresso nel nostro ecosistema beneficeranno non solo di una vetrina più ampia, ma anche di un ventaglio di competenze diversificate alle quali attingere in ogni momento».

Cosa offrirà al mercato questo nuovo connubio?

Usabilità e analisi comportamentale, per comprendere al meglio punti di forza e debolezza, per poter elaborare un design solido e profondo, rispetto al classico approccio. Una conoscenza più profonda e analitica, per costruire un nuovo percepito su tutta la finestra del brand: app, sito, social, video».

Un momento storico particolare, a dir poco: quanto ha contato per arrivare a questa partnership?

«Il momento è cruciale, non vi è dubbio. La comunione e il progetto susseguente nascono da una precisa domanda di mercato. Solo un anno fa mi sarei rivolto a determinati settori, oggi lo spettro è più generalizzato. Tutta una nuova utenza si è giocoforza affacciata al web. Prima ci si rivolgeva a professionisti già dotati di una conoscenza ben precisa, ma oggi non è più così. Si pensi alle botteghe, ai piccoli negozi, una dimensione veramente inedita. La grande distribuzione non aveva veramente abbracciato l’online, oggi non può farne a meno. Tutto ciò porta ad approcciarsi al digitale in maniera non del tutto professionale, con molti elementi sottotraccia, poco percepiti, che nascondono tranelli. Basta poco e nonostante i grossi investimenti si rischia di perdere tutto. Lo stesso approccio a “performance” non basta più, occorre addentrarsi anche nella consulenza, tema che abbraccia tutto il consumer journey. Nel breve volgere di qualche stagione, e a maggior ragione quest’anno, sono cambiati i social, l’editoria digitale, l’avvicinamento all’informazione in rete. Ci sono settori in grande crescita, come quello farmaceutico».

E intarget come si è comportata nel corso del 2020 che sta per finire?

«Siamo stati fortunati, non avendo nel nostro carnet automotive e turismo, due settori colpiti dalla pandemia. Abbiamo, però, moda e lusso, che hanno sofferto allo stesso modo. Due anni fa abbiamo aperto in Cina e oggi tutti guardano all’Oriente e soprattutto al mercato cinese. E così possiamo dire di essere cresciuti in termini di acquisizioni e ricavi. C’è da dire che abbiamo privilegiato una visione verso il futuro, non considerando i comuni perimetri contrattuali».

A cosa mirate per il 2021?

«A essere parte della knowledge transformation, a contribuire a creare una cultura del digital, magari con una piattaforma che sostenga, in questo senso, le aziende».

Credits: Davide Sechi Content editor presso DailyNet